# 5 secondi diffici – quattro

Giro di parole, anch’oggi gioco

al quattro in conta son arrivata

e mostro ‘l mio amor ancora un poco.

Se potessi farei ‘na serenata

ma grande sarebbe lo sfottimento

perché, si sa, non sono intonata

né sono quello dell’ombra del vento

scrivo come per una frenesia

se fossi brava avrei un monumento.

Allor che faccio, non ho fantasia!

ho solo ‘sta cosa nel cuore, dentro

forse ho preso una malattia

mi brucia il petto, proprio al centro

il chakra verde pare una bomba

meglio se col dottore non m’addentro

ne’ particolari, sarò ‘na tomba

chi la sente senò dopo la moglie

se diverso vuol poi suonar la tromba!

Da giovane avevo altre voglie

poi tu hai suonato il campanello

ed ora son io, nessun lo toglie.

La tua voce è uno stornello

–  non farò la rima con l’animale –

che sta in testa, come un cappello;

or averti accanto è speciale

è ‘l mio sogno diventato vero

controllar ‘l tuo naso è normale

così com’augurar che tutto sia nero

l’enel, la torcia e anche le stelle

per goder dell’amor tuo sincero.

Non lanciarmi però dietro padelle

sono vecchia, non riesco a scappare

le parole, lo so, non son belle

né so dir perché son qui a rimare

quando basta dire che t’amo

i  versi per oggi posson bastare.

 

(continua)

 

Quattro

 

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# 5 secondi difficili – cinque

Non ho atteso invano immaginando solo stanze vuote nel mio futuro, se ora posso osar stringere i tuoi fianchi e sognare di osare ancora ed oltre solo per il gusto di svegliarmi poi
e scoprire che i gesti e le parole sono ancora più reali dell’inchiostro con cui li avevo sognati.
Delle tue movenze ora faccio tesoro, piccoli dipinti mobili ricchi di dettagli che non smettono mai di stupirti quando te li mostro ed ogni giorno si colorano al solo figurarmi la tua presenza.

Ricami antichi sono le tue carezze, eco ora tangibile di un grido che allora ho soffocato nella certezza di non esserne degna, nella sciocca comodità di non sentirmi capace di dar fiato ad un sogno tanto grande.
Ora invece mi basta guardare nei tuoi occhi per cogliere il mio infinito, mi basta inspirare il tuo profumo per essere il grido al centro della danza al centro dell’universo al centro del cuore.

Non c’è fine a queste parole, non c’è punto nè arrivo: ogni giorno verserò righe nell’acqua nel tentativo di cercare la forma perfetta, consapevole di lavorare invano ma certa dell’inevitabilità della mia ricerca. Questo sono, tensione all’infinito che suona strumenti primordiali e che grazie a te torna a ballare sotto l’edera e le stelle, fiera di cercare per te riparo da ogni pioggia, sotto le mie ali e dentro la mia penna.

Non aspettarti quindi nemmeno un senso, non aspettarti perchè: scrivo anche quando a te non sembra, lo faccio senza carta quando ti guardo e mille poesie prendono forma senza parole.

(continua)

Cinque

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Passeggiate immobili

Cos’ho scritto cos’ho segnato? Nell’arco di pochi quadretti ed un tempo liquido si sono delineate forme che seguono voci troppo sottili per essere racchiuse eppure troppo sonanti per rimanere inespresse. Allora inseguo il suono del cuore e chissà dove mi porterà quest’altro viaggio.

Parto dal sentiero che dalla montagna porta al mare e anche se sono sola, un milione di milioni di ombre e luci popolano la valle là sotto e dall’eco delle onde, proprio come me, si fanno cullare.

Prendo a camminare solo quando decido di contare fino a tre e questo trucco abbaglia anche stavolta la mia mente impedendole di dirmi che l’uomo che ho accanto non esiste. Invece c’è, sorride ed annuisce ed io so che dietro quel sorriso è racchiuso tutto l’amore, tutte le possibilità e tutto il giusto di cui sarò capace quando ne sarò capace.

Potrei fargli qualunque domanda e so che avrei ogni risposta, ma mi piace camminare silenziosa al suo fianco e lasciare che il mio sguardo spazi fino all’orizzonte oppure al telo dietro gli occhi su cui lui proietta le immagini che interpretano tutte le parole inespresse. Niente segni niente parole, ancora l’inchiostro non sa descrivere l’unità né dar forma al Bello.

Un riposo dei sensi, un limitarsi ad essere perché questo basta a sapere che tutto va bene e tutto andrà bene; così camminiamo, pari a pari cerca di farmi capire lui ma ancora io non sono pronta a riportare questa verità al di qua dei sogni, nel vero inchiostro e nel vero passeggiare. Ringrazio perché sento, mi ringrazio perché mi faccio compagnia così.

Il mare laggiù è caldo e quieto, quasi non oso raggiungerlo perché so che questa visuale dal pianoro sulla collina mi mancherà. E come potrei poi vedere dalla spiaggia tutto questo affaccendarsi di vento e anime, lo scorrere delle paure ed il viaggio di tutti questi sogni?

Forse un giorno ne avrò pieni gli occhi e carico il cuore di questo quadro ed allora i passi con lui al mio fianco toccheranno la sabbia, ma per ora è l’erba che voglio sentire sotto i piedi e ancora voglio nutrirmi dello sguardo dolce su tutto questo brulicare. Ancora non ne conosco i dettagli, di questo quadro ancora non riesco a vedere tutti gli angoli segreti, le vie nascoste, i luoghi silenziosi. Ancora temo di sentire le grida senza essere in grado di definire anch’esse musica.

Torno dunque dopo un arrivederci ricolmo d’amore e so che l’inchiostro nasconde ben più delle parole che ha segnato: ogni segno, ogni trattino sono un frattale di emozioni e possibili realtà. Cercherò di descriverne anche solo un’infinitesima parte in cuor mio, fino al giorno in cui non avrò più bisogno di scrivere ed io e lui, in riva al mare, torneremo ad essere un unico specchio di Dio.

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Rumori di fondo

Praticare il distacco senza ascoltare quella voce con cui mi chiamo insensibile, significa per me – come sono personale oggi – leggere ed accettare tutto quello che sgorga dal cuore o dalla mente, osservarlo e lasciarlo poi andare con un sorriso, che sia di sfida o di compassione.

Niente cibo per la bestiola grigia nella pancia, niente gesti che la facciano abbaiare, perchè il latrato è dannoso per le mie orecchie nè aiuta quelle degli altri, oltre ad essere terribilmente faticoso. Se deve essere azione, che sia consapevole espressione di qualcosa che comprendo, conosco ed accetto in lucida presenza.

Pace se poi mi sento stanca, sola o triste – e succede sempre; pace per me se poi mi piego sotto le prossime sferzate e per altre mille volte. Per una volta sono stata Io e sono stata Luce, e se sono riuscita una volta posso riuscirci sempre.

Se hai capito cosa sto dicendo, puoi farlo anche tu. Questo è il bello del descirvere qualcosa con parole vaghe come le mie: non importa che io non le sappia dire, importa che tu le abbia sentite tue.

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deux ex machina

Poi si dice – la casualità

fenomeni circoscritti di

risultanze mediocri

sollevate – al sol levate

da un preciso punto

del tempo dello spazio

in cui non c’è

stato – spazio

libero arbitrio

ma soltanto – sol tanto

volontà divina

e teste piegate

e arrese.

Deus ex machina

crea miracoli istantanei

per noi, ancora

così diremo – la razionalità

che siamo bravi bambini

ed eletti

sotto il – sol

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Incubi antichi

Potrei salvarmi dal ciclo delle incarnazioni

dal rotolare del tempo sospeso come lanterna

da mani che lentamente salgono le scale

in perenne cerca di me.

Ma è mia nonna a non concedermi salvezza

niente meritato riposo fra le mura di casa

lei sorride maligna dietro la porta

e l’orologio è di nuovo alle mie spalle.

Cara nonna tanto odiata io ti perdono:

non puoi dividermi dalla mia brama d’eternità

perciò fai un passo indietro, liberati dal veleno dell’incantesimo

che hai lanciato troppe vite fa.

Perdona me per non aver voluto capire allora

e perdona anche te per aver sempre scordato

di dare e ricevere amore.

Io con quella sveglia non voglio avere più a che fare

e tu sei ospite indesiderato nella mia casa:

scosterò ora la porta per poter entrare

tu fa’ quel che credi, il mondo è pieno di scale.

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Senza nomi

Le mani giunte dietro la schiena dritta

in comodo equilibrio sulla punta del mondo

guardava il suo paesaggio attorno ruotare

avendo come fulcro il pulsare del cuore.

Un ritmo serrato di rosso vulcano

elemento Terra sospeso al cielo

smontava e rimontava gli stessi pensieri

in forme sempre diverse e dunque mai chete.

Che cosa si impara da lettere che dicono

“lascia che sia” e “lascia andar via”

con la stessa credibile saggezza?

Si rimescolano un passo più avanti

le acque torbide di morbida schiuma

a guardarle formano futuri raggianti

e passati talmente tortuosi da confondere

caffè fumante con veleno per solitari.

Spettatore pensieroso

Non si trovano disegni se li stai cercando;

aspettavi diradarsi di nubi

ma basta non guardare, non cercare di capire.

Il paesaggio diventa acqua calpestabile

se fissi la meta e non il piede

prati nuovi solleticano le caviglie

se fai cadere le lettere dagli occhi

e le lasci tornare ad essere simboli e luce.

Il  miracoloso equilibrio

è la spina dorsale danzante

dietro la schiena solo il ricordo

le mani sono l’abbraccio

fuori e dentro il mondo

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(foto da qui)

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